martedì 24 dicembre 2013

AUGURI,Auguri e.................

RAFFAELE CRISPINO AUGURA A TUTTI I SUOI LETTORI,AMICI, CONOSCENTI,SIMPATIZZANTI UN FELICE E SERENO NATALE E UN 2014 ANNO del Signore, RICCO DI SODDISFAZIONI , e anche a me stesso. Ne ho proprio bisogno.
Non dimenticare di leggere e di conseguenza comprare 
per gli italiani 
for american and english leguage 
Hasta La Vista Compagnero!

sabato 21 dicembre 2013

RENZI, NAPOLI E UN REGALO DI NATALE con shop ebook ebussines plain


Napoli è bella da far invidia a tutto il mondo E' gente invidiosa quella che tenta di macchiarle il nome, Viva Napoli ed i napoletani, io fra loro.

NIENTE DI NUOVO SULL'OCCIDENTE TRANNE CHE IN QUESTI GIORNI DI FESTA NON POTETE ASSOLUTAMENTE PERDERVI UNA SANA E ROBUSTA LETTURA.
PENSANDO AL NAPOLI CON INSIGNE E CALEJON gool gool gool.
Soldi non ce ne sono ma quelli pochi spendeteli per me. grazie for all fans ed affezionati
Abbiamo saputo che Renzi è stato nella terra dei fuochi, speriamo che non si sia bruciato. Farà qualcosa, agirà, pungolerà? Nulla si sa. Berlusconi intanto medita nella sua villa il da farsi. Chiamerà una veggente per conoscere il suo destino. E' pelle dura, pensiamo che riuscirà a cavarsela. LA CAMERA STRINGE LA CINGHIA? Forse all'inizio poi di sicuro si allenterà e diventerà così una cinghia sfribata che cinghia non è più. Speriamo di essere smentiti.
E voi leggete comprate e mettetevi comodi per leggere.....tutta la mia produzione. Per gli auguri c'è ancora tempo.
i miei libri i miei ebook





giovedì 19 dicembre 2013

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leggi anteprima....Scendere a Milano, soggiornare in qualche lurido albergo della stazione e poi prendere il tram per andare a Lavaduro, più o meno a cinque chilometri. Lui non era mai uscito dai confini della Campania. Qualche volta era andato a Gaeta e a Formia, ma quello era ancora il regno delle due Sicilie o il regno del Vaticano. Ma la paura che più lo teneva sulle spine era che potesse diventare come loro.
Non “ora et labora, ma labora et labora et labora”.
Si sentì improvvisamente una voce. Enzo aprì gli occhi.
Non si spaventò nel vedere un uomo con la barba ben fatta, con giacca e cravatta. Quel signore portava un cappello con su scritto Lombardo.
L’uomo gli sorrise. Si tolse il cappello e si mise a sedere sullo sgabello.
«Oh, professo’! E che fai ora? Diventi triste? Il posto. Tu hai un posto di lavoro. Pensa per quanto tempo lo hai cercato, lo hai seguito. Farai l’insegnante».
Enzo non rispose. Il lombardo continuò.
«Il sabato ci andremo a divertire e la domenica faremo faville. C’è il Milan, l’Inter. C’è la coppa dei Campioni e la Superlega. C’è la Champion liga, c’è il basket, il cricket, lo jackett, il go-kart e siamo a un passo dall’Europa, altro che Napoli, professo’. Noi ci facciamo un mazzo così per cinque giorni alla settimana ed è giusto concluderla alla grande. «E voi, scansafatiche, che cazzo avete al Sud?
«Ah,… ah! Dimenticavo. Ma certo avete il sole. Il sole che vi riscalda tutto l’anno. E avete anche il mare: ’o cap’ ’e Pusilleche add’iruse (Il capo di Posillipo in fiore). È vero, professor Enzo? Sì, è la verità; solo la pronuncia non mi viene tanto bene. Dicevo che avete il mare e il sole. E così, professo’? Perché non mi rispondi?
«È perché c’è il sole che non vi viene mai la voglia di lavorare? Ma sì, meglio distendersi al sole e bagnare i piedi nel mare limpido di Marechiaro che andare a lavorare. Lavorare stanca il fisico e la mente. Voi mi insegnate. Non vi muovete per carità, tanto a lavorare ci pensano i polentoni.
C’è qualcosa di sbagliato in quello che sto dicendo?
Uh… Per me ve lo potete mettere anche a culo il vostro mare e quel sole, infuocato che avete sempre sulla fronte. Noi siamo polentoni. Ci piace lavorare, ci piace stare nelle nostre fabbriche a costruire, e magari quando andiamo fuori prendiamo anche una bella fetta di nebbia e ce la mettiamo in tasca.
«Ma poi, i polentoni o i milanesi, come li chiamate voi, e qui se permette apro una parentesi, mi dovete spiegare per quale dannato motivo, voi, terrun, nei vostri discorsi contro il Nord, ve la prendete sempre e solo con i Milanesi. Quasi che tutto il Nord sia fatto da Milanesi. E date uno sguardo anche a sinistra, dove c’è Turin (Torino) ».
«Turin!... E dove si trova questo posto?» chiese Enzo con malizia.
«Ma a ovest di Milan, pirla.
Riprendo il discorso.
Allora i polentoni vengono d’estate al Sud a portarvi i soldi per far crescere il vostro turismo, vanno nei vostri luoghi tanto decantati e poi dopo aver svuotato il portafogli se ne ritornano nella loro nebbia.
«Eh, Pullicené (Pulcinella), la nebbia c’è. La nebbia copre tutto.
Nasconde tutto.
«E invece voi avete sempre il sole. State sempre alla luce, non c’è nessun’ombra. Tutti sanno i fatti vostri: la macchina nuova, il vestito nuovo, quante volte uscite da casa. Siete usciti per andare a messa o andate a pranzo da vostra suocera?
«Un comizio, professo’. Se fossi io farei di tutto per non farmi vedere. Invece, voi no. “Donna Rusi’ ’a do’ iate a quest’ora?(donna Rosa dove andate a quest’ora?)”.
“ Vado a prendere mio figlio a scuola”.
“Ah. Fate bene”. Poi, quando donna Rusi’ si è allontanata, sai le critiche?
 “E vi pare a voi che donna Rusi’ va a prendere suo figlio a scuola? Ma avete visto che vestito indossava e che scollatura? Mi sa tanto che la cosa puzza un po’. Povero marito suo che tira la carretta”.
«Qui da noi, se la signora del primo piano è l’amante dell’ingegnere del terzo piano, nessuno lo sa. C’è la nebbia. «La nebbia si trova dappertutto, professò. Anche sul pianerottolo di uno stabile. Se due amanti s’incontrano per strada e s’abbracciano, o si baciano o vanno in qualche albergo, mi dici tu, caro professore, con tutta la nebbia che c’è, chi cazzo li va a vedere?
«Invece da voi: “Oh Giuseppina, hai visto Maria?… È entrata nella macchina di Alfonso, il marito di Anna. Lo dicevo io che erano troppo stretti, che queste amicizie nascondono qualcosa di scandaloso”».
Ci fu una pausa. Il lombardo sembrava avesse finito la sua filippica.
Enzo lo fissò per un istante. Voleva replicare, difendere il suo Sud, ma si fermò.
Anche perché il lombardo era pronto a sparare una delle sue.
«Professo’, voglio ora sfatare un’altra leggenda. Una storiella che circola sul nostro conto e che ci fa molto male».
«Quale storiella? Ce ne sono tante» intervenne Enzo.
«Una, una in particolare. Voi sudisti andate dicendo che a Milano se vedono uno a terra che sta male nessuno si ferma per prestargli aiuto».
«Sì. Perché, non è così?»
«Professo’, non vi è mai venuto il dubbio che questa persona che ha raccontato la storiella si trovasse immerso in una fitta nebbia».
«Questa, poi!»
«Se tu stai a terra è facile vedere la gente che passa a pochi metri da te e che cammina dritta per la sua strada.
Se non lo vedono questo che sta male, come diavolo fanno ad aiutarlo?»
«Bella scusa».
«Ma va, ma va. Il fatto è che siete invidiosi. Noi abbiamo tutto, professore: soldi, donne, civiltà, mezzi di comunicazione che funzionano e poi abbiamo il “biscione”. E se ci girano le palle…»
«Se vi girano le palle?» chiese a questo fantomatico milanese il professore.
«Se ci girano le palle, mettiamo quattro fiori a piazza San Babila e ci facciamo anche il festival di Sanremo, pirla».
«Oh, adesso non esageriamo, però, con queste stronzate».
«Ed esagero sì. E tu, professore, che ami così tanto il mare e il sole, che fai adesso? Vieni a Milano? Ma sì! Vieni a lavorare al Nord. Ma non hai paura di diventare come noi? Sai che male di schiena? E che credi che qui ci si può sedere su di una panchina a prendere il sole, terrun? Ma perché non te ne stai al tuo paese? E poi se veramente vuoi venire a Milano, ricordati che c’è la nebbia. Farai bene a procurarti un bel coltello perché, quando uscirai dalla stazione di Milano Centrale, per arrivare all’albergo devi farti largo a colpi di fendenti. Hai voglia di tagliare nebbia, terrun».
Ha ragione questo pirla di un milanese. Lui crede che io commetta lo stesso errore di Totò?

mercoledì 18 dicembre 2013

lunedì 9 dicembre 2013

L'ASCENSORE BOSTON CODICE


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Quando George Fratta, italo americano e imprenditore di successo, entrò nell’ascensore, mai avrebbe immaginato che il suo viaggio sarebbe stato così lungo. Si ritroverà in una casa che non è la sua. Troverà Angel. Un angelo o un demonio? George entrerà in una spirale di terrore e mistero che attraverserà il tempo alla ricerca di una soluzione a tutto quello che gli sta capitando. 


mercoledì 4 dicembre 2013

IL BELLO E LA BELLA DEL CALCIO

In alcune trasmissioni sportive la presenza della donna diventa sempre più propositiva, il brutto è che ci sono alcuni commentatori o ospiti diciamo importanti  che non riescono a sfondare : Prendiamo ad esempio la trasmissione di Canale 21. Il bello del calcio condotto da tale Zazzaroni in Ivan ( il terribile?) e la bella e affascinante Claudia. Di Mercurio conosciamo il satellite.Ci domandiamo: è una buona trasmissione? Noi propendiamo per il no.
1) Gli ospiti non sono ospiti (escluso il direttore del Roma, sempre conciso, sicuro e mai contraddittorio nella sua analisi della partita) bensì persone urlanti pronti a massacrare gli azzurri del Napoli che nonostante la vittoria vengono messi alla gogna. Ma quale partita hanno visto? Dalle pagelle del Mattino, del cds ,di tuttosport, del messaggero, non ci risulta che hanno fatto così schifo. Colpa del conduttore che non detta i tempi e non ha in pugno la situazioni per far sì  che le voci non si accavallino e che siano comprensibili ai telespettatori. E poi cosa centra Bacconi? Quale analisi deve fare , chi lo ha scelto? Alle volte sembra che gli ospiti non capiscono niente di calcio e dicono cose a sproposito. Ci vorrebbe Peppe Iannicelli, che se pure in alcune circostanze sbaglia nei pronostici, è pur vero che di calcio ne capisca e sa anche dirigere una trasmissione in questo senso. Mi domando se nella trasmissione venisse invitato il critico dei critici, tale Fabbroni, sarebbe lui stesso invischiato in questa caciara senza senso? Perchè non si ha il coraggio di dare alla Mercurio un ruolo da protagonista? L'unica persona che si dovrebbe sempre invitare è il comico con le sue battute. Visto che non si posso licenziare i conduttori per contratto, sarebbe opportuno selezionare gli ospiti con più attenzione. E poi che diamine! Non potete chiamare qualche attrice di teatro, cinema o televisione , napoletana?  Ne gioverebbe la vista e la trasmissione.
Tanti auguri a Belen.
Adios compagnero.
Castello di Teverolaccio. Succivo

domenica 1 dicembre 2013

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Capitolo 1

 Il cielo era nuvoloso, anche se a sprazzi il sole riusciva a spuntarla sulle nubi nere e cupe. Melvis era stanco. Per fortuna il suo turno nel reparto di terapia intensiva era quasi al termine.
Prima di andar via volle rivedere i suoi malati. Quelli sospesi tra la vita e la morte e quelli che  non sarebbero arrivati alla fine del giorno.
Si tolse il camice verde. Rimase un po’ in uno stato di nonsense poi con passo deciso si avviò verso il suo studio.
Stava giusto mettendo le sue cose in ordine quando irruppe l’infermiere Capaldo.
“Cosa c’è?”, chiese.
Capaldo aveva il fiatone. Non riusciva a parlare, poi...
“Professore!…C’è un'emergenza! Il dottor Boschi da solo non ce la fa”, riferì il paffuto infermiere italoamericano.
Melvis non si scompose; del resto era il suo mestiere intervenire nei casi più disperati, anche se avrebbe preferito essere già fuori dall’ospedale.
“Dovremmo prendere l’ascensore che porta al corridoio dove c’era il laboratorio scientifico, …forse faremo prima “, consigliò Melvis.
“Professore!…Quella zona è off Nessuno ci va e poi l’ascensore chissà se funziona “, si domandò l’infermiere.
“Sciocchezze!…L’ascensore è efficiente “ ,lo incoraggiò Melvis mentre gli dava una pacca sulla spalla.
L’ospedale Saratoga è uno dei migliori centri d’ustione d’America; lì sono all’avanguardia in questo tipo di patologia. In più in quest’ospedale si praticano molti interventi per trapianto d’organi; purtroppo quando fu costruito, ci furono delle incomprensioni di progetto e il locale, destinato a pronto soccorso, fu costruito  distaccato dal corpo principale dell’ospedale e questo costituiva un grosso handicap.
La palazzina del pronto soccorso era  a forma di pentagono.
Se avesse scelto un’altra strada, Melvis avrebbe dovuto percorrere quasi trecentocinquanta metri; così circa duecento metri.